Il Team building e l’Università ai tempi del Coronavirus

Il Team building e l’Università ai tempi del Coronavirus
18 Novembre 2020 ICARO - Fabio Nieddu

Vi è mai capitato di fare un lavoro di gruppo dallo schermo di un telefono? Come vi siete sentiti?

Probabilmente frustrati, perché la mancanza di contatto con l’altro e una piattaforma di lavoro non efficiente non sono le condizioni ottimali per costruire un team.

Il team building è un’attività che all’università risulta spesso di complessa attuazione già in presenza, quindi come fare in questo periodo se non ci si può vedere di persona pur abitando nella stessa città?

Davanti alla richiesta di scrivere questo articolo riguardante il team building ai tempi del Coronavirus, ci siamo trovate in difficoltà. Non solo non ne abbiamo mai fatto esperienza anche prima del Corona, ma le nostre ricerche non hanno dato alcun frutto. Proviamo comunque a esporre le nostre idee e le nostre sensazioni a riguardo.

La videoconferenza è un mezzo che non sempre contribuisce all’implementazione del team building. Quanti durante lezioni o progetti di gruppo preferiscono curare il profilo Instagram piuttosto che seguire la lezione? La mancanza di coinvolgimento si può tradurre poi in scarsi risultati in termini di performance all’università, ma è ancora di più un ostacolo per l’acquisizione di competenze di team building e team leading.

Il team building è inoltre funzionale a creare una rete di networking umano e lavorativo, che, nel migliore dei casi, continua dopo l’università. Senza questo, finito il percorso di studi, ci troviamo a dover ricominciare tutto in termini di relazioni umane, senza aver potuto conoscere amici che durano una vita o potenziali futuri colleghi.

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L’impressione di molti studenti è quella che le università sembrano non aver mai investito particolarmente nel team building. Non essendo per forza obbligati a incontrarsi per svolgere il lavoro, spesso tutto ciò che importa è il risultato e non la costruzione di un gruppo. La didattica a distanza non ha fatto che peggiorare la situazione, perché non permette quasi più alcun tipo di interazione.

La presentazione di progetti di gruppi permette agli studenti di collaborare anche a distanza, ma siamo sicuri siano svolti ai fini del team building?

Percepiamo i lavori di gruppo come finalizzati a ottenere un voto, soprattutto ora che presentazioni o progetti sostituiscono veri e propri esami scritti.

Se le università sembrano tralasciare questi aspetti, potremmo essere noi studenti a proporre nuove soluzioni, prendendo esempio da alcuni contesti aziendali. Non si può negare che, ai tempi del Corona, per implementare il team building, serva una certa creatività e chi meglio di giovani studenti è in grado di lasciare spazio alla fantasia per trovare soluzioni efficaci?

Tutti abbiamo vissuto il lockdown, eventi come questo tendono a unire le persone e soprattutto gli studenti che si trovano davanti a un futuro incerto. Fare squadra sarà probabilmente l’unico modo per garantirsi un futuro lavorativo in queste condizioni.

Vogliamo prendere la parola e collaborare attivamente con le università per richiedere una maggiore attenzione al team building.

All’università vogliamo acquisire soprattutto competenze trasversali che porteremo con noi tutta la vita e il team building è proprio una di queste!

A cura di Marcella Palladino e Carolina Giannessi

Marcella, Carolina, tirocinio Icaro

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