La Quarta Rivoluzione Industriale e Nuove Competenze

La Quarta Rivoluzione Industriale e Nuove Competenze
9 Maggio 2022 Icaro Admin

Cosa bisogna sapere della Quarta Rivoluzione Industriale

Quante volte hai letto articoli sulla Quarta Rivoluzione Industriale e li hai considerati inconcludenti?

Spesso l’attenzione è rivolta esclusivamente alla rivoluzione digitale e non ai cambiamenti organizzativi aziendali che ne derivano. Nella visione odierna, come siamo arrivati a parlare di comunicazione interna? Di relazioni? Di Intelligenza Emotiva?
Tucidide già nel 404 A.C. diceva che “bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro”: come dargli torto? È necessario, quindi, tracciare una linea temporale che ci permetta di capire quali sono stati i passaggi fondamentali che hanno comportato evoluzioni dei modelli organizzativi e delle strategie d’impresa.

Nel corso degli anni, a causa delle mutevoli condizioni dell’ambiente esterno, siamo passati dalla struttura gerarchica di fabbrica del modello fordista-taylorista che implicava un disciplinamento della forza lavoro quasi militare, fino ad arrivare alla quarta rivoluzione industriale che ha trasformato la produzione rendendola digitale.

La nascita dell’industria dissolve gradualmente l’artigiano ed entra in gioco l’operaio che non possiede né mezzi di produzione (posseduti dal capitalista), né il sapere produttivo (incorporato dalle macchine), né il lavoro che fa (il lavoro è proprietà del capitalista che al posto del prodotto versa un salario). Inoltre la macchina era estranea all’operaio e questa problematica si intensificava maggiormente nell’interazione tra più macchine, nota come catena di montaggio.
Queste sono le principali ragioni che hanno prodotto il fenomeno dell’alienazione dell’uomo, in quanto nella fabbrica aveva compiti prettamente operativi (non gli veniva chiesto di pensare).
Quindi, se con la catena di montaggio introdotta da Ford era impensabile occuparsi delle relazioni, delle emozioni e del benessere dei dipendenti sul posto di lavoro, con la quarta rivoluzione industriale la valorizzazione del capitale umano diventa il perno fondamentale per il successo dell’impresa.

Ma come siamo arrivati a parlare d’Intelligenza emotiva e di visione olistica?

Con il passare degli anni è cresciuta l’importanza relazionale dell’impresa con i propri interlocutori e partner, in un’ottica in cui la condivisione delle conoscenze appare vincente nella creazione sinergica di valore.

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Difatti, oggi si parla d’intelligenza artificiale ma anche d’Intelligenza Emotiva per impedire che la digitalizzazione e l’automazione impoveriscano le relazioni umane.
Lo psicologo Daniel Goleman, con il concetto di intelligenza emotiva, fa riferimento alla

capacità di motivare sé stessi, persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo, evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare“.

Oggi la persona che lavora in azienda non è più considerata come un soggetto caratterizzato esclusivamente da hard skill. Tuttavia occorre integrare, con una visione olistica della persona, anche le competenze trasversali (emozionali, cognitive, organizzative).
L’Università popolare Anidra investe costantemente in queste life skill che, pur non comparendo nel bilancio tradizionale, rappresentano il loro tratto distintivo di fare business.
In tale modello d’impresa si valorizza l’impegno, l’empatia, la passione delle risorse umane, elementi non rinvenibili né, tanto meno, acquistabili sul mercato!

A cura di Luca La Veglia

 

1 Commento

  1. Giulia Siffu 2 mesi fa

    Complimenti Luca! Ottimo articolo!

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